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Risultati del Referendum costituzionale

Risultati del Referendum costituzionale, ha vinto l’accozzaglia dei “no”

Hanno votato 32milioni di italiani con un record di affluenza del 68,48%. I risultati del Referendum costituzionale sono nettamente a favore del “no” per il 59,11% contro il 40,89% del “sì”.

Si è votato il male peggiore. Il Referendum era stato indetto per confermare la riforma della Costituzione, non per mandare via il Premier Matteo Renzi, e molti non l’hanno capito, perché chiaramente indottrinati e strumentalizzati da quella che il Presidente del Consiglio ha chiamato un’“accozzaglia” di tutti contro la sua persona.
E forse aveva ragione: come chiamare coloro che si sono coalizzati contro di lui, e cioè Berlusconi e Travaglio, Bersani e Grillo, La Russa e Vendola, D’Alema e Salvini, e così via cantando?

Ebbene, i risultati del Referendum costituzionale hanno dato ragione a queste bizzarre coppie. E’ chiaro che si è sbagliato obiettivo: per cacciare Renzi potevamo aspettare le elezioni politiche del 2018, nel frattempo si approvava la riforma costituzionale (che non era poi così male) e potevamo riscrivere  con calma la legge elettorale in attesa delle elezioni politiche.

Il Referendum è stato soltanto un plebiscito sul Premier Renzi.

Subito dopo i primi risultati del Referendum costituzionale, dove era ormai evidente la vittoria dei “no”, Renzi, preso atto della situazione, ha fatto un comunicato dignitoso per annunciare le proprie dimissioni, dicendo “Ho perso e allora la poltrona che salta è la mia”. Poi, ai suoi collaboratori dice stupito: “Non credevo mi odiassero così tanto”.

In pratica, 6 italiani su 10, tra coloro che hanno partecipato al voto, gli hanno voltato le spalle. Molto più della peggiore delle ipotesi. Un risultato netto, chiaro, che però mette in grossa difficoltà sia il Partito Democratico sia il suo attuale leader, ed in fibrillazione totale anche lo spettro politico intero.

Mi spiace dirlo, ma sono convinto che la maggior parte di chi ha votato “no” non conosce la Costituzione né sa cosa la nuova riforma prevedesse; è stato chiaramente un “voto politico” contro Matteo Renzi, solamente per mandarlo a casa. Non è stato, dunque, un voto diretto al merito della riforma stessa, ma una scelta per “partito preso”, un voto dettato dalla spinta emotiva della propaganda  di Berlusconi, Grillo, Meloni, Salvini, D’Alema, Bersani, dei benpensanti dell’estrema  Sinistra, e di chissà chi altro. Un voto deleterio, che ci mette nei guai e ci rende politicamente deboli di fronte all’Europa.

E dopo i risultati del Referendum costituzionale, che si fa?

Adesso, come al solito, siamo nella confusione più totale: niente riforme, la legge elettorale chissà quando verrà varata, c’è chi vuole elezioni subito, chi le vuole dopo l’approvazione di una nuova legge elettorale, è una crisi al buio, una crisi irresponsabile, siamo senza Governo alla mercé delle speculazioni internazionali.
Dopo le dimissioni di Renzi, ci saranno le consultazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, sicuramente, darà l’incarico al Pd, maggiore partito in Italia, di formare un nuovo governicchio, che, probabilmente,  starà in carica fino al 2018, cioè fino alla scadenza naturale della legislatura. 

E dopo i risultati del referendum costituzionale ecco l’ennesimo governicchio.

I papabili Premier sono il Presidente del Senato Pietro Grasso, l’attuale Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (colui che due anni fa ebbe a dire: “Non sono a favore di una diminuzione dell’età pensionabile, ma di un graduale aumento.”), Graziano Delrio, attuale Ministro dei Trasporti, Paolo Gentiloni, Ministro degli Esteri, Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali, e forse un Renzi-bis.
E perché non dare il mandato magari alla Boldrini o anche a D’Alema o di nuovo a Bersani o Letta? Una volta si facevano i governi-bis, perché non ritornare come allora?

Se pensiamo che in 71 anni (dal 1945) ad oggi si sono succeduti 65 Governi, e che con il prossimo faranno 66 (praticamente quasi un governo all’anno), non c’è da meravigliarsi più di nulla. Questa sì che è democrazia!

Nel frattempo si apprende che Mattarella ha “congelato” le dimissioni di Renzi fino all’approvazione della manovra finanziaria, che avverrà a breve. Poi si vedrà!
Insomma, tiriamo a campà… come del resto sempre avviene in Italia.

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