Attualità e Opinioni
Corte Costituzionale sull’Italicum

Corte Costituzionale sull’Italicum, dopo la sentenza scatta lo scontro politico

La decisione della Corte Costituzionale sull’Italicum ha in pratica sancito la bocciatura definitiva della riforma della Costituzione Renzi-Boschi già decisa dal voto referendario del 4 dicembre scorso.

Resta, dunque, ben poco di tutto l’impianto istituzionale che Matteo Renzi e Maria Elena Boschi hanno tentato di riformare. Dopo la sentenza emessa ieri dalla Corte Costituzionale sull’Italicum, non c’è più neanche questa legge che era stata approvata nel maggio 2015. E’ una situazione che va ricostruita dalle forze politiche.

Cosa ha deciso la Corte Costituzionale sull’Italicum.

La Consulta ha cambiato profondamente il senso della legge elettorale voluta da Renzi, mai applicata e che mai, a questo punto, sarà applicabile nella formulazione originaria.

In pratica ha bocciato il turno di ballottaggio fra i primi due partiti nel caso che nessuno fosse arrivato al 40% dei voti, come pure ha abolito le pluricandidature, non escludendole, ma stabilendo che, se un candidato fosse eletto in più di un Collegio, non sarebbe lui quale scegliere, ma ci si affiderebbe ad un sorteggio.
Rimane invece nell’impianto delle legge il premio di maggioranza molto alto, con un proporzionale, appunto, al 40%, ma non facile da raggiungere.

Per molti la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum sancisce l’addio al maggioritario, che ha caratterizzato la vita politica italiana per 20 anni, ed il ritorno al proporzionale. Infatti, nel caso in cui nessun partito raggiunga il 40% al primo turno, saranno assegnati tutti i seggi in modo proporzionale ai consensi ottenuti, e quindi sarà inevitabile il ricorso al Governo di coalizione. Siamo, di fatto, di fronte ad un tripolarismo: Centrodestra, Centrosinistra e Movimento 5 Stelle, e così è ovvio che nessuno arriverà alla maggioranza.

Il nuovo Italicum è subito applicabile, ed è scontro politico.

Si tratta di un sistema immediatamente applicabile, fanno sapere i Giudici Costituzionali, ma il loro lavoro finisce qui, ora tocca alla politica fare la sua parte, tenendo presente che l’Italicum vale solo per la Camera e che per il Senato si voterebbe con il Consultellum (legge Calderoli o Porcellum), un proporzionale puro venuto fuori anch’esso da una pronuncia della Consulta.

La sentenza della Corte Costituzionale sull‘Italicum fa riesplodere lo scontro tra le forze politiche sull’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne. C’è il fronte per le elezioni subito e c’è quello che frena affermando che la vera urgenza è quella di varare una legge elettorale efficace.

E così il Pd di Renzi vorrebbe andare a votare subito con il Mattarellum, sempre con il consenso delle forze parlamentari, oppure, visto che ci sono tutte le condizioni per farlo, andare con questa nuova legge Italicum, purché si vada a votare presto.
E si riaccende la tensione all’interno del Pd con la minoranza che non vuole nessuna corsa al voto, essendo a favore di una nuova legge elettorale elaborata in Parlamento.
Per Grillo non è necessario mettere mano alle regole, perché esiste una legge elettorale pronta all’uso per andare al voto subito.
La Lega Nord vuole le elezioni immediate ed ha già proposto la data del 23 aprile; completamente d’accordo con Salvini anche Meloni di Fratelli d’Italia.
Per Berlusconi di Forza Italia i due sistemi elettorali per Camera e Senato vanno armonizzati così come chiesto dal Presidente della Repubblica Mattarella.

Elezioni secondo convenienza e interessi privati dei politici.

La sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum apre la via, dunque, al voto anticipato. La cosa più probabile, se davvero si andasse presto alle elezioni, è che avvengano il prossimo giugno. Ma questo è uno scenario che non tiene conto del fatto che in Parlamento sono in tanti a pensare che ci voglia più tempo e che addirittura si potrebbe arrivare alla fine naturale della legislatura il prossimo anno.

Sono coloro, ad esempio, che pensano che se si votasse oggi vincerebbe l’altra parte e quindi è meglio prendere tempo per potere riannodare le fila, dare al proprio partito o movimento una proposta adeguata, che sia accattivante per convincere l’elettorato. O anche coloro che puntano al vitalizio e quindi a conservare la poltrona almeno fino al prossimo settembre.

Molte sono le variabili che condizioneranno il dibattito e le decisioni, e noi italiani, come al solito, siamo qua ad aspettare i comodi (interessati) di questi politici e politicanti. Nel frattempo il Paese è alle prese con l’economia che non decolla, con la disoccupazione, con il problema immigrazione-delinquenza-sicurezza, con la povertà che aumenta.

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*


*

Inline
Inline